Oct 2 2014

No, Ello non ci salverà da Facebook

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Qualunque cosa si pensi di Ello, un nuovo social network presentato come una sorta di anti-Facebook, un dato è certo: è riuscito a conquistare il centro dell’attenzione mediatica. Per una piattaforma ancora in beta e a inviti, nata – vuole la vulgata – come il social network privato di un manipolo di artisti e designer, e apparentemente contraria al modello di business basato sulla pubblicità e sulla rivendita dei dati degli utenti, è una impresa considerevole.

Non tutti però condividono l’entusiasmo per Ello e soprattutto per le sue promesse. E non tutti pensano che possa rappresentare davvero non solo un potenziale sostituto di Facebook, ma anche una mera visione alternativadell’ecosistema creato da Zuckerberg. Cerchiamo di capire perché.

Lanciato a luglio, creato da un gruppo di creativi tra cui Paul Budnitz – già fondatore di una azienda che produce biciclette innovative ed eleganti – accessibile ancora su invito (ogni nuovo iscritto ne ha cinque da distribuire agli amici, ma si può anche inoltrare una richiesta), Ello si propone come un social network visivamente curato, minimalista, “bello” e privo di pubblicità. Attento alla privacy degli utenti. Opposto a Facebook. Con una esperienza d’uso a metà tra Twitter e lo stesso social di Zuckerberg.

Negli ultimi giorni, le richieste di iscrizioni di nuovi utenti hanno toccato punte di 40mila all’ora, anche traendo vantaggio della spinta promozionale provocata dall’insoddisfazione dellacomunità LGBT verso le rigide politiche di Facebook sulle identità dichiarate nei profili. Dopo una prima ondata dientusiasmo generalizzato sui media, cominciano però a emergere molti dubbi e critiche. Non solo sui problemi difunzionamento della piattaforma, che sono molti – a partire dalla impossibilità di usare funzioni fondamentali come la ricerca – , non solo sulle probabilità di successo e di adozione di massa di questo social, ma anche sulla stessa filosofiapropagandata dai suoi fondatori.

La prima polemica è stata sul capitale di ventura. Il blogger tech Andy Baio ha notato – e verificato i dati con la SEC (la Consob americana) – che Ello ha raccolto 435mila dollari dalla società di venture capital FreshTracks Capital. Il che ha sollevato due problemi: primo, perché questo finanziamentonon era menzionato nelle FAQ di Ello, visto che uno dei valori sbandierati è la trasparenza? Secondo, la presenza di un simile investimento non getta forse delle ombre sui propositi “alternativi” della piattaforma?

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Aug 12 2014

FinFisher, se lo spyware governativo è messo a nudo

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Con una paradossale inversione di ruolo, gli hacker di Stato sono stati violati. La società tedesca FinFisher , parte del gruppo Gamma, una delle principali aziende globali nella fiorente industria della sorveglianza digitale, e in particolare una di quelle che vendono software agoverni e agenzie di intelligence di tutto il mondo per spiare i computer di specifici utenti, è stata hackerata.

E dai documenti riservati pubblicati online è emersa, insieme ai prezzi dei suoi prodotti o alla vastità delle loro capacità di “spionaggio”, anche una scomoda verità che aleggiava da tempo nel settore, pur non avendo conferme ufficiali. E cioè che simili software – “armi digitali”, li definisce l ’europarlamentare olandese Marietje Schaake – sono venduti anche a governi autoritari e repressivi per monitorare e colpire attivisti, giornalisti e minoranze.

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Aug 8 2014

miniLock, la crittografia in un tweet

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La crittografia non è facile né usabile, checché ne dica il vostro amico geek. Inoltre può essere molto insidiosa, perché se si sbaglia qualche passaggio il rischio è di esporsi ancora di più, pensando di comunicare in modo cifrato quando invece non lo si sta facendo. L’atteggiamento un po’ snobistico che si registrava tra programmatori e sviluppatori fino a poco tempo fa, e che era del tipo: “se ti interessa, studiala e impara”, sta ora lasciando il posto a un approccio più pragmatico. Inutile pretendere che le masse diventino di colpo degli eserciti di crittografi, meglio creare degli strumenti che siano più facili da usare. E possibilmente ugualmente sicuri.

È l’approccio di Nadim Kobeissi, sviluppatore e attivista 23enne di origine libanese, residente in Canada, che già nel 2011, con Cryptocat, aveva reso la chat criptata un gioco da ragazzi, che chiunque, con un semplice plugin del browser Chrome (o altri browser), poteva utilizzare. Ora il giovane ci riprova con la cifratura di file e documenti. Il risultato è miniLock, un’app per Chrome, open source, disponibile gratuitamente sul Chrome Web Store, che è dedicata a una sola cosa: criptare e decriptare file.

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Jul 21 2014

Più che anonimi, “invisible”: quando i metadati rivelano una fonte

L’anonimato su internet, come la sicurezza, non è mai una certezza assoluta. Esistono livelli crescenti di protezione e di difesa dell’identità che sono soprattutto un insieme di procedure, di protocolli e di software, la cui efficacia dipende anche dal grado di risorse e determinazione dell’avversario.Per questo oggi, specie dopo il Datagate, che ha mostrato la vastità e profondità del progetto di sorveglianza globale americano, il settore di chi sta cercando di innovare su questo fronte è particolarmente dinamico (anche se non privo didichiarazioni ad effetto, facili promesse e tentativi di monetizzare sul nuovo business della privacy).

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