Oct 7 2014

La Corea del Sud censura? Le app crypto si impennano

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Ormai è chiaro: se un governo vuole promuovere l’adozione di tecnologia innovativa tra i cittadini e una più ampia diffusione di capacità tecniche nella popolazione deve censurare qualcosa. E’ accaduto in Turchia quando Erdogan ha censurato Twitter e YouTube, provocando un’impennata dell’utilizzo di Vpn e Tor. Sta accadendo ad Hong Kong dove i dimostranti usano la app FireChat (che però non cripta ed ha dei problemi di sicurezza) per tenersi in contatto attraverso reti mesh decentralizzate e incensurabili. E avviene ora in Corea del Sud, dove la decisione della presidente Park Geun-hye di reprimere la manifestazione del dissenso online, a causa di alcuni insulti ricevuti e di false voci tese a “dividere la società” (di nuovo tornano in mente i proclami di Erdogan), ha determinato – riferisce AP –  un improvviso interesse dei coreani verso Telegram, la nota app di origine tedesca per scambiarsi messaggi criptati.

Una investigazione del ministero della Giustizia su voci ritenute infondate su governo e presidente ha portato al lancio di un team per monitorare l’informazione online. Chiunque posti o passi informazioni ritenute false rischia una incriminazione. In teoria il monitoraggio dovrebbe avvenire solo su post pubblici, non sui messaggi privati. Ma evidentemente molti coreani non si fidano, e anche a causa di alcune vicende che hanno coinvolto la piattaforma di messaging più usata Kakao Talk, temono il giro di vite sulle comunicazioni digitali.

E Telegram corre ai ripari.

Dobbiamo sperare in qualche censura nostrana per far avanzare la digitalizzazione del Paese?