Oct 2 2014

FireChat, Hong Kong e la rivoluzione degli ombrelli

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Un paese due sistemi”. L’espressione che sintetizza il delicato rapporto fra Hong Kong e la Cina continentale vale una volta di più anche per la Rete. Mentre i giovani della “rivoluzione degli ombrelli”, che da dieci giorni stanno manifestando per il centro dell’ex-colonia britannica contro la pretesa di Pechino di decidere chi possano eleggere, non sembrano intenzionati a smobilitare, anzi, chiedono a gran voce le dimissioni del governo locale, il governo della Repubblica popolare reagisce come sa fare. A partire dalla censura.

Così in questi giorni il sito di Yahoo! è diventato inaccessibile in molte parti della Cina, ha segnalato Greatfire.org, un gruppo che monitora il Great Firewall, il sistema di filtraggio cinese. Mentre, sempre nel continente, a partire dal 28 settembre saltava pure Instagram , che negli ultimi tempi era diventato molto popolare fra i cinesi, anche in considerazione del fatto che molti social network stranieri sono censurati, a partire da Facebook, Twitter, YouTube, Snapchat.

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Oct 2 2014

No, Ello non ci salverà da Facebook

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Qualunque cosa si pensi di Ello, un nuovo social network presentato come una sorta di anti-Facebook, un dato è certo: è riuscito a conquistare il centro dell’attenzione mediatica. Per una piattaforma ancora in beta e a inviti, nata – vuole la vulgata – come il social network privato di un manipolo di artisti e designer, e apparentemente contraria al modello di business basato sulla pubblicità e sulla rivendita dei dati degli utenti, è una impresa considerevole.

Non tutti però condividono l’entusiasmo per Ello e soprattutto per le sue promesse. E non tutti pensano che possa rappresentare davvero non solo un potenziale sostituto di Facebook, ma anche una mera visione alternativadell’ecosistema creato da Zuckerberg. Cerchiamo di capire perché.

Lanciato a luglio, creato da un gruppo di creativi tra cui Paul Budnitz – già fondatore di una azienda che produce biciclette innovative ed eleganti – accessibile ancora su invito (ogni nuovo iscritto ne ha cinque da distribuire agli amici, ma si può anche inoltrare una richiesta), Ello si propone come un social network visivamente curato, minimalista, “bello” e privo di pubblicità. Attento alla privacy degli utenti. Opposto a Facebook. Con una esperienza d’uso a metà tra Twitter e lo stesso social di Zuckerberg.

Negli ultimi giorni, le richieste di iscrizioni di nuovi utenti hanno toccato punte di 40mila all’ora, anche traendo vantaggio della spinta promozionale provocata dall’insoddisfazione dellacomunità LGBT verso le rigide politiche di Facebook sulle identità dichiarate nei profili. Dopo una prima ondata dientusiasmo generalizzato sui media, cominciano però a emergere molti dubbi e critiche. Non solo sui problemi difunzionamento della piattaforma, che sono molti – a partire dalla impossibilità di usare funzioni fondamentali come la ricerca – , non solo sulle probabilità di successo e di adozione di massa di questo social, ma anche sulla stessa filosofiapropagandata dai suoi fondatori.

La prima polemica è stata sul capitale di ventura. Il blogger tech Andy Baio ha notato – e verificato i dati con la SEC (la Consob americana) – che Ello ha raccolto 435mila dollari dalla società di venture capital FreshTracks Capital. Il che ha sollevato due problemi: primo, perché questo finanziamentonon era menzionato nelle FAQ di Ello, visto che uno dei valori sbandierati è la trasparenza? Secondo, la presenza di un simile investimento non getta forse delle ombre sui propositi “alternativi” della piattaforma?

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Sep 21 2014

Internet passa da qui. Cavi e geopolitica della Rete

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Il Mediterraneo è diventato lo snodo globale dei cavi che trasportano i dati in tutto il mondo: ed è una grande occasione per l’Italia. Mentre lo scandalo del Datagate cambia le strategie dei governi preoccupati dallo spionaggio degli Stati Uniti.

Un “tubo” a prova di denti di squalo. Lo ha annunciato Google qualche tempo fa , descrivendo un suo recente investimento da 300 milioni di dollari in un sistema di cavi sottomarini in fibra ottica che unirà la West Coast americana col Giappone, facendo scorrere traffico Internet e telefonico in una autostrada che può arrivare a una capacità di 60 Terabit per secondo, ovvero 10 milioni di volte più veloce di una connessione casalinga. I “tubi” che trasporteranno tutti questi dati saranno avvolti da un guscio simile al kevlar, la fibra ultraresistente usata anche nei giubbotti antiproiettile o negli aeroplani. In questo modo saranno al sicuro dai morsi degli squali, che sarebbero attratti dal campo elettromagnetico prodotto dai cavi.

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