Dec 30 2015

Sorveglianza, hacker, privacy, diritti: di cosa ho scritto nel 2015

Online_Privacy_and_the_Founding_Fathers

Ho raccolto qua una selezione di articoli che ho scritto nel 2015. Non sono tutti ma rappresentano abbastanza quello di cui mi sono occupata, come cronista, in questo anno (in cui ho avuto l’onore di ricevere un premio dalla Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili sul tema delle libertà civili come giornalista).

Così il tuo smartphone sa tutto di te, e del tuo futuro

Hacker, intelligence, propaganda: la difficile caccia all’Isis online

Taglie, broker, Stati: chi sono i mercanti di attacchi informatici

PlayStation, Bitcoin, app: così Internet è diventata il capro espiatorio di Parigi

L’irresistibile ascesa delle droghe in Rete

Silk Road: fine della strada

Sulla saga Hacking Team:

E poi ancora:

La Rete è in guerra: e il giornalismo sarà la prima vittima #ijf15

Così l’UK spierà l’attività online degli utenti

La sentenza della Corte Ue sulla privacy spiegata in 10 punti

Perché la serie tv Mr. Robot fa impazzire gli hacker

Venduto 4chan, il forum più controverso e prolifico del Web

Mamma, devo fare i compiti di coding

 

 


Oct 7 2014

La Corea del Sud censura? Le app crypto si impennano

Telegram_ocenzurowany

Ormai è chiaro: se un governo vuole promuovere l’adozione di tecnologia innovativa tra i cittadini e una più ampia diffusione di capacità tecniche nella popolazione deve censurare qualcosa. E’ accaduto in Turchia quando Erdogan ha censurato Twitter e YouTube, provocando un’impennata dell’utilizzo di Vpn e Tor. Sta accadendo ad Hong Kong dove i dimostranti usano la app FireChat (che però non cripta ed ha dei problemi di sicurezza) per tenersi in contatto attraverso reti mesh decentralizzate e incensurabili. E avviene ora in Corea del Sud, dove la decisione della presidente Park Geun-hye di reprimere la manifestazione del dissenso online, a causa di alcuni insulti ricevuti e di false voci tese a “dividere la società” (di nuovo tornano in mente i proclami di Erdogan), ha determinato – riferisce AP –  un improvviso interesse dei coreani verso Telegram, la nota app di origine tedesca per scambiarsi messaggi criptati.

Una investigazione del ministero della Giustizia su voci ritenute infondate su governo e presidente ha portato al lancio di un team per monitorare l’informazione online. Chiunque posti o passi informazioni ritenute false rischia una incriminazione. In teoria il monitoraggio dovrebbe avvenire solo su post pubblici, non sui messaggi privati. Ma evidentemente molti coreani non si fidano, e anche a causa di alcune vicende che hanno coinvolto la piattaforma di messaging più usata Kakao Talk, temono il giro di vite sulle comunicazioni digitali.

E Telegram corre ai ripari.

Dobbiamo sperare in qualche censura nostrana per far avanzare la digitalizzazione del Paese?


Aug 28 2014

Il mistero di Lorem Ipsum e di Google Translate

cicero

(credits: tonynetone on Flickr)

“Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisicing elit”. Chiunque abbia avuto familiarità con il web design ha visto queste parole in innumerevoli bozze e progetti grafici. Si tratta di un riempitivo del testo, in attesa di quello definitivo. Usato da tempo in tipografia, ne è stata individuata l’origine, o quanto meno la derivazione, in un’opera di CiceroneDe finibus bonorum et malorum. Si tratta dunque di parole latine che sono costantemente sotto gli occhi di tutti, ripetute all’infinito, e nello stesso tempo senza significato o interesse per il lettore. In un certo senso, proprio lo strumento ideale per provare anascondere qualcosa in piena luce. È quanto deve avere pensato Brian Krebs, esperto mondiale di sicurezza informatica (che in passato abbiamo anche intervistato), nel momento in cui si è accorto che Google Translate traduceva quelle parole latine in inglese in maniera quanto meno anomala. lorem ipsum(minuscolo) diventava “Cina, lorem lorem “l’internet cinese, Lorem Ipsum (maiuscolo) “NATO” ecc

La segnalazione a Krebs – racconta lui stesso sul suo blog –  sarebbe arrivata mesi fa da Lance James, capo della divisione di cyber-intelligence di Deloitte. Che a sua volta l’avrebbe ricevuta da due ricercatori di sicurezza, Michale Soukry e una non diversamente identificata Kraeh3n. Cominciate a sentirvi un po’ nel Nome della Rosa? Bene, andiamo avanti.

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